Constitutional referendum: an opportunity we must not miss

Il referendum costituzionale è un'opportunità da non perdere

(An article published in “Corriere della Sera” on 11/ 24/2016)

We are running a risk. A big risk. And we’re pretending not to notice.

Let’s take three basic indicators: public debt, growth, and employment. Today, of the great industrial democracies, Italy is the country which is struggling most. We are in 44th place in the World Economic Forum’s Global Competitiveness Report 2016-17, behind Russia and Azerbaijan. The introduction of the euro and the single currency’s subsequent crisis dealt a hard blow to an economy which, for too many years, has been awaiting reform. Italy has the same currency as Germany and thus cannot devaluate it. The country has only one possibility: to climb higher in the competitiveness ranking. Unfortunately, we aren’t doing that.

Entrepreneurs have a great responsibility. This is why I have decided to take a stand on the constitutional referendum, fully aware of the risks. Let me add: the opinion you are about to read is shared by many colleagues, who have encouraged me to make it public.

I will vote “yes” at the referendum. Let me explain why.

It will take firm reformative action to relaunch Italy. But reforms need laws and implementing regulations. In Italy, this process takes too long. We are the only European country whose Parliament is composed of two photocopy Houses. What’s the point?

The same applies for the “concurrent competences” of the State and the Regions; for fifteen years this situation has been creating confusion and infighting, and flooding the Constitutional Court with paperwork. Not to mention the needless expenses, the duplications, the waste and inefficiency (take tourism, which still today is a huge wasted opportunity). Is modifying these mechanisms an attack on democracy? Nonsense.

This constitutional referendum isn’t a vote for or against Matteo Renzi and his government. The law for constitutional revision on which we are called to express our opinion on December 4th has already been approved in both the Chamber of Deputies and the Senate.

Could this reform have been written better? Of course. But since perfect is the enemy of good, let’s be clear on this: either we change now or we’ll never change. We know this; Europe knows this; the world’s markets know this.

If NO should win and the law for constitutional reform doesn’t pass, we will be faced with two scenarios.

The first is dramatic: Matteo Renzi resigns and Italy finds itself in the cross hairs of the markets, as it did five years ago. The economic slowdown could create an intolerable situation for employment and debt, as well as complicate things for bank bailouts. At that point, rather than being a protagonist, as we’d all like, Italy will be under Europe’s thumb. Of course, as a result, Germany and the EU might become worried and concede favors to Italy (the second scenario). But it’s not a given. And, in any case, without reform, our problems will still be unaddressed.

Can we do anything between now and December 4th?

 In my opinion, to demonize those who are pro-NO is both wrong and counterproductive. We have seen this in the electoral results in England (in June) and the USA (in November). Instead, it would be opportune to talk with voters and stress a few fundamental points:

  • how long does it take to approve a law in Italy?
  • why isn’t our country growing?
  • for what reasons must a serious agenda of reforms be set in motion?

The citizens of Italy are wise. Above and beyond political alliances, they know what is best for the future of Italy and of their children. Never before have we had such an opportunity to reform the country. We are leaving a burdensome legacy to future generations.

This vote could diminish some of that burden.

 


Perché il referendum costituzionale è un’opportunità da non perdere

(Articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 24/11/2016)

Stiamo rischiando. Rischiando molto. E facciamo finta di niente.

Prediamo tre indicatori fondamentali: debito pubblico, crescita e occupazione. L’Italia è oggi la grande democrazia industriale che arranca di più. Siamo al 44° posto nella classifica 2016-17 World Economic Forum sulla competitività, dopo Russia e Azerbaijan. L’adozione dell’euro e poi la crisi della moneta unica hanno colpito duro un’economia da troppi anni in attesa di riforme. L’Italia ha la stessa moneta della Germania e non può svalutare. Ha una sola possibilità: risalire nella classifica della competitività. Non lo stiamo facendo, purtroppo.

Gli imprenditori hanno una grande responsabilità. Per questo ho deciso di intervenire sul referendum costituzionale, consapevole dei rischi. Aggiungo: le opinioni che state per leggere sono condivise da molti colleghi, che mi hanno incoraggiato a esprimerle.

Voterò “sì” al referendum. Provo a spiegarvi perché.

Per rilanciare l’Italia ci vuole un deciso scatto riformatore. Ma le riforme hanno bisogno di leggi e di regolamenti attuativi. Il tempo per fare questo, in Italia, è troppo lungo. Siamo l’unico Paese europeo in cui il Parlamento è composto da due Camere-fotocopia. Che senso ha?

Stesso discorso per le “competenze concorrenti” tra Stato e Regioni, che da quindici anni provocano confusione e conflittualità, ingolfando il lavoro della Corte Costituzionale. Senza contare le spese inutili, le duplicazioni, gli sprechi e l’inefficienza (pensate al turismo, ancora oggi una colossale opportunità sprecata). Modificare questi meccanismi è un attentato alla democrazia? Che sciocchezza.

Questo referendum costituzionale non è un voto pro e contro Matteo Renzi e il suo governo. La legge di revisione costituzionale su cui ci esprimeremo il 4 dicembre è già stata approvata in doppia lettura da Camera e Senato.

Questa riforma potrebbe essere scritta meglio? Certo. Ma poiché l’ottimo è nemico del buono, mettiamocelo in testa: o si cambia adesso o non si cambia più. Lo sappiamo noi, lo sa l’Europa, lo sanno i mercati del mondo.

Se vincesse il NO, e la legge di riforma costituzionale non dovesse passare, avremmo di fronte due scenari.

Il primo è drammatico: dimissioni di Matteo Renzi e l’Italia nel mirino dei mercati, com’è successo cinque anni fa. La frenata economica potrebbe creare una situazione insostenibile sul fronte dell’occupazione e del debito; e complicare le cose sul fronte dei salvataggi bancari. A quel punto avremmo un’Italia succube dell’Europa. Non protagonista, come tutti vorremmo. Certo, è possibile che a quel punto la Germania e la UE, preoccupate, concedano dei favori all’Italia (secondo scenario). Ma non è detto che accada. In ogni caso, senza riforme i nostri problemi resterebbero sul tappeto.

Possiamo fare qualcosa da qui al 4 dicembre?

Dal mio punto di vista, demonizzare chi è per il NO è sbagliato e controproducente. Lo insegnano i risultati elettorali in Inghilterra (in giugno) e negli Usa (in novembre). Sarebbe invece opportuno parlare con gli elettori, e insistere su poche cose fondamentali:

  • quanto tempo ci vuole in Italia per approvare una legge?
  • perché il nostro Paese non cresce?
  • per quali motivi è urgente avviare un’agenda seria di riforme?

I cittadini italiani sono saggi. A prescindere dagli schieramenti, sanno cos’è meglio per il futuro dell’Italia e dei loro figli. Non abbiamo mai avuto un’opportunità come questa per riformare il Paese. Alle generazioni future lasciamo un’eredità pesante.

Questo voto potrebbe renderla un po’ più leggera.

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